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Colti per una notte.
Scritto da Ullo Paolo   
Venerdì 05 Febbraio 2010 20:17

Colti per una notte.

La notte della culturaTutto ciò che può servire a scuotere dal torpore una città sonnolenta ha del miracoloso; passato un breve momento di lucidità, anche se lungo una notte, si ritorna allo stato iniziale, quello perenne di immobilità. La provocazione lanciata con la “Prima Notte della Cultura” non è servita a niente ed è già in cantiere la Seconda e, a seguire, se necessario, una lunga serie fino a farle assumere la ciclicità di una Sagra paesana. Al “popolo della notte” viene concessa l’opportunità di una variante alle scorribande fino all’alba, quasi sempre passate nell’aria viziata di locali pubblici aperti che offrono ogni genere di emozione, che sottraggono tempo ad una sana dormita. L’occasione si presenta ghiotta, la posta in palio è altissima e non bisogna mancare all’appuntamento, altrimenti bisognerà aspettare un altro anno per fare il pieno di cultura. Tutti colti per una notte, in una sola notte e dopo si vedrà. Dopo averne dimenticato l’esistenza tutto l’anno, dal tramonto al sorgere del sole bisogna collezionare il maggior numero dei templi del sapere e della conoscenza, entrarci ed uscirne subito per avere il tempo di visitarli tutti e trarne il massimo beneficio. Sembra che sia sufficiente respirare l’aria e l’odore della carta ingiallita dal tempo, transitare fra scaffali pieni di libri, per sentirsi ricercatori o “topi da biblioteca”. Per chi volesse provare l’ebbrezza di una scoperta archeologica, potrebbe bastare una frettolosa passeggiata davanti alle cataste, caos primordiale, dei segni del passato, lasciati nelle aree adiacenti al Museo ad impregnarsi di agenti atmosferici, che ne conferiscano maggiore antichità. Mi viene da pensare alle operazioni da eseguire in una sola notte per venire in possesso della “Truvatura” di Monte Scuderi; di diverso, e meno faticosa, la caccia alla sapienza non richiede la scalata ad una montagna. L’esercito dei partecipanti ha solo da sciamare per la città, la stessa di sempre, più caotica delle altre notti, per appropriarsi di luoghi non predisposti ad una visita di nottambuli abituati a zigzagare fra bancarelle di noccioline, zucchero filato e grigliate di salsiccia. A rendere più allettante la certezza di una abbuffata di cultura, arrivano capolavori esotici, che vengono da lontano e che renderanno più piccante il piatto; gli ingredienti ci sono tutti per rendere memorabile una notte brava, che in questo anno 2010 è anche un anticipo di Carnevale. Quello appena descritto è solo uno spaccato dello scenario riservato agli utenti di un evento di recente istituzione nella nostra città; facile prevederne gli sviluppi, tenendo conto della brevità della sua collocazione temporale. Pur considerando la bontà dell’iniziativa, nella sua funzione di stimolo a vivere la città in modo sempre più positivo, lascia perplessi che alla Cultura si debba dedicare una notte, come per una ricorrenza religiosa o civile sul calendario o una festa in onore del Santo patrono. Ad essere ottimisti, la “Notte della Cultura” potrebbe risvegliare le coscienze dei suoi destinatari e più ampie vedute da parte dei programmatori di simili eventi. Perché solo una notte straordinaria di caciara e non una sistematica, metodica familiarità con gli strumenti o istituzioni che Messina ha da sempre messo a disposizione dei suoi abitanti?… Perché non agevolare questo connubio fra la città e la cultura già espressa e quella ancora da manifestare?…Senza dilungarsi in perché, la cui mancata risposta ci rende tutti colpevoli, io, per esempio, rimpiango il piccolo ascensore a due comparti, uno per le richieste e uno per le restituzioni, della Biblioteca Universitaria nella sua antica e naturale sede. Ai giorni nostri, dopo la richiesta di un testo da consultare, bisogna attendere il giorno dopo affinchè sia messo a disposizione; l’operazione è scoraggiante e a volte sono costretto a rinunciare. Questo che un mio personale rapporto con organismi che devono favorire la diffusione della conoscenza, un disagio che una “Notte della Cultura” non potrà evitare. Nasce spontaneo il sospetto, speriamo infondato, che l’apertura, da straordinario notturno, di luoghi di ordinaria, sufficiente e più efficace frequenza diurna, serva a dare impulso a calcoli di statistica sulla quantità e non sulla qualità dei visitatori. Il sospetto, massimo, supremo ed irriverente, che il prolungarsi nella serie delle “Notti” serva a rimandare a tempo indeterminato l’apertura della sede stabile dedicata alla scienza, coscienza e Storia della Città, quel “Palazzo della Cultura” atteso da decenni, è più preoccupante di qualsiasi altro segno di degrado. Altri segni di mancata, reale attenzione alla Cultura si potrebbero scorgere dietro il paravento di una notte ad essa dedicata, ma ci tappiamo gli occhi, le orecchie e le bocche, e godiamoci il festoso sciamare per la città riconquistata, una volta tanto più corteggiata di una volgarissima discoteca fracassona o una rosticceria che sforna prodotti unti da oli bruciacchiati. La voglia matta di attività, frenesia, dinamicità non può né deve esaurirsi in una notte di euforia collettiva, come per una notte di Capodanno; spenti gli entusiasmi per stanchezza e sonno perduto, resta il problema come coprire il resto dei giorni fino alla prossima notte di San Silvestro. L’indomani la Città nelle sue varie manifestazione sarà sempre la stessa, certamente da migliorare, e a questo obiettivo dobbiamo puntare tutti. Per non vanificare le buone intenzioni di una notte di festa, proprio perché dedicata alla Cultura, è necessario dare prova di senso civile, negli spostamenti, sull’utilizzo dei luoghi e nel rispetto di chi, sotto qualsiasi forma, richiama l’attenzione esprimendosi. Ogni città, a suo modo, può definirsi “Città d’arte” o il suo contrario, dipende dalla predisposizione di ognuno a coglierne il bello o il brutto; anche Messina non sfugge a questa regola. Se ancora non sono maturi i tempi per meritarci il completamento di “eterne incompiute”, quanto meno dimostriamo di meritarci la Seconda Notte della Cultura, la Terza e fino a che sarà necessario. Meglio “colti per una notte” anziché “colti in flagranza di ignoranza”. Nel tempo, attraverso lo Stretto di Messina è fluita una notevole fetta della Storia Universale; l’ennesima “Notte della Cultura”, come è nelle intenzioni, che serva pure a rendere stanziale la Storia già scritta e quella ancora da scrivere!…

Ullo Paolo

 
Koinonia, Anno XI n° 1 (Gennaio 2010)
Scritto da sopranoweb.it   
Lunedì 01 Febbraio 2010 21:01

Uscito da poco il nuovo numero di Koinonia,  dopo la distribuzione  "cartacea"  ci è stato gentilmente fornito dalla redazione. Si può   visionare  con acrobat reader cliccando sull'immagine (i tempi di scaricamento possono variare in funzione del traffico).

Clicca per la lettura in pdf

 
Storia senza replica
Scritto da Ullo Paolo   
Venerdì 29 Gennaio 2010 22:29

Non avevo mai affrontato l’argomento con uno scritto perché non avrebbe aggiunto niente di nuovo a quanto è stato detto in 70 anni; i fatti parlano da soli e le immagini non sono da meno. Per ultima arriva anche la televisione e mi ritrovo con il gravoso impegno di spiegare a mio figlio Rosario, non senza imbarazzo, cosa è successo ad una ragazzina che scriveva un diario, perché lo scriveva e poi non lo ha fatto più. Dopo aver puntualizzato che Anna e la sua famiglia non sono stati puniti perché la ragazza annotava le sue impressione su quanto stava succedendo, non riesco a distogliere la sua attenzione dall’evolversi degli avvenimenti narrati. Per smussare la drammaticità di alcuni momenti fingo di essere interessato alle sorti di una volgarissima partita di calcio, tanto per cambiare programma, ma non riesco a vincere lo sbigottimento di mio figlio di fronte a comportamenti imposti e subiti dei quali non aveva mai avuto notizia o la capacità di comprenderli prima. A differenza di altri prodotti della cinematografia, per i quali spiegavo che erano trucchi o storie inventate, ho dovuto confessare che la storia raccontata era veramente successa tanto tempo fa e che non accadrà mai più. Quando anch’io ho cercato di capire il più grande e grave delitto dell’umanità attraverso le pagine del “Diario di Anna Frank”, mi sono solo fermato sulla soglia dell’immaginabile, oltre, verso l’inimmaginabile, ci è andato solo chi ha varcato i cancelli dei campi di concentramento e non ne è più uscito, senza la possibilità di raccontare, e chi, in pochi, ne è uscito vivo nel corpo ed ha avuto modo di testimoniare. La spettacolarità ed il clamore, certamente un atto dovuto per non dimenticare, della “Giornata della Memoria” è meno efficace di una lezione scolastica sul rispetto dei diritti e della dignità di ogni uomo, che deve essere martellante, con riferimento al passato ma anche riversato sul presente. Letti dalle nostre generazioni, gli avvenimenti che hanno originato la più grande aberrazione della Storia sembrano sempre più incredibili, ma conoscendoli servirà a che non si ripetano. A tutti noi è capitato, durante il progredire degli studi, a vari livelli scolastici, sulla storia dell’umanità, di valutare come alcuni episodi di questo lungo cammino siano scaturiti da necessità di sopravvivenza ed evoluzione del genere umano; altri, soprattutto quelli legati al dominio sul territorio e alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo, hanno indotto il genere umano a macchiarsi di atrocità non degne di esseri provvisti di intelligenza. Guerre, rivoluzioni e quant’altro ha segnato il difficile rapporto di convivenza fra gli uomini non hanno mai raggiunto il livello di degrado toccato dalle persecuzioni razziali culminate con il genocidio in nome della “purezza della razza”, come si trattasse di incrociare cavalli da corsa o galli da combattimento. Un giorno anche mio figlio leggerà sui libri di storia che, per combattere e debellare questo bubbone o cancro ideologico, è stata “necessaria” un’azione chirurgica dentro una Guerra divenuta Mondiale, numerata Seconda, scatenata da menti ispirate dal Male. Sotto la lente della Storia, tutte le Guerre segnano una sconfitta per tutta l’umanità e, dopo essersi leccate e curate le ferite, il genere umano ha trovato migliori soluzioni nel risolvere i problemi di coabitazione su questo mondo. Ogni epoca ed ogni generazione ha avuto il suo problema di condominio; se la Storia, nel tempo, ha dovuto registrare, restando in epoca recente, la “Rivoluzione Francese” o la “Rivoluzione di Ottobre” come espressione di disagio e di impossibilità a coabitare, sul suolo sacro del Vecchio Continente  ha dovuto liberarsi e guarire dalla malattia infettiva dello sterminio e soppressione di individui per motivi etnici. Forse, e sottolineo forse, molte Nazioni o popoli potranno perdonarsi di aver praticato lo Schiavismo o altri metodi di sopraffazione sui propri simili, ma resterà macchia indelebile in chi ha concepito l’”Olocausto” o “La Soluzione Finale” o i Campi di Concentramento o i forni crematori, che sono tutti la stessa cosa. Sono tendenzialmente ottimista e sono convinto che certe storie non si ripeteranno più, in barba al detto che “la Storia si ripete”, come una recita senza replica, un incidente di percorso nella Storia dell’Umanità.

Ullo Paolo

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Gennaio 2010 14:53
 
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